GrapheneOS: perché ho deciso di degooglizzare il mio telefono




 Dopo aver rimosso Meta e visto il mio Pixel “rinascere”, ho iniziato a chiedermi quanta libertà reale abbiamo sui nostri dispositivi. Da lì a GrapheneOS il passo è stato breve.



Non è stata una scelta ideologica.

Non è stata una fuga da “purista della tecnologia”.

È nata da una constatazione molto semplice:
il mio telefono non stava più lavorando per me.


Quando togli alcune app e il telefono torna a respirare

Tutto è cominciato in modo quasi casuale.
Ho deciso di rimuovere le app di Meta: Facebook, Instagram, Messenger.

Non è solo perché volessi “disintossicarmi dai social”,
ma perché avevo smesso di usarle davvero.

Quello che non mi aspettavo è stato l’effetto sul telefono.

All’improvviso:

  • era più veloce
  • scaldava meno
  • la batteria durava di più
  • arrivavano meno notifiche inutili

Sembrava un altro dispositivo.

È stato come togliere un peso invisibile.
Ed è lì che mi sono chiesto:

Se togliere solo alcune app cambia così tanto l’esperienza, quanta parte del telefono non è davvero sotto il nostro controllo?


Da lì a mettere in discussione Google il passo è stato breve

A quel punto la domanda successiva è arrivata da sola:
e Google?

Android, per la maggior parte delle persone, è Google.
Account, servizi, backup, sincronizzazioni: tutto passa da lì.

Per anni ho accettato questo equilibrio perché era comodo.
Ma il contesto attuale mi ha fatto riflettere.


Tecnologia e geopolitica: una paura meno irrazionale di quanto sembri

Viviamo in un periodo complesso:

  • tensioni internazionali continue
  • sanzioni economiche e tecnologiche
  • servizi digitali che possono essere bloccati o limitati
  • account disattivati per cambiamenti di policy

La tecnologia non è neutrale.
È controllata da grandi aziende e governi.

E mi sono fatto una domanda molto semplice:

E se un’eventuale crisi globale passasse soprattutto dalle tecnologie che usiamo ogni giorno?

Conti bloccati.
Servizi disattivati.
Dispositivi che perdono funzionalità perché dipendono da infrastrutture esterne.

Non è fantascienza.
È già successo, in forme diverse.


Scoprire GrapheneOS: un altro modo di usare lo smartphone

È in questo scenario che ho scoperto GrapheneOS.

Due ricerche su Youtube (aimè) e ho capito che il sistema in oggetto era quello più adatto alle mie esigenze.

Non è un sistema operativo “estremo” né rivolto a pochi esperti.
È una versione di Android pensata per:

  • aumentare la sicurezza
  • ridurre il tracciamento
  • restituire controllo all’utente
  • funzionare senza dipendere obbligatoriamente da Google

Le cose che mi hanno colpito di più sono state:

  • la possibilità di decidere quali app possono accedere a internet
  • il controllo sui sensori (microfono, fotocamera, posizione)
  • il fatto che anche i servizi Google, se installati, restano isolati e limitati

In pratica:
il telefono fa solo ciò che gli permetti di fare.


Il Pixel 6 “dato per morto” che è tornato a nuova vita

La prova è stata fatta su un Pixel 6 che in famiglia era già considerato da cambiare.

Secondo mia moglie:

  • era lento
  • la batteria durava poco
  • non valeva più la pena tenerlo

Dopo l’installazione di GrapheneOS, il risultato è stato sorprendente.

Il telefono è tornato:

  • fluido
  • reattivo
  • con un’autonomia molto migliore

Un dispositivo che sembrava da buttare
è tornato a essere perfettamente utilizzabile.


Realismo prima di tutto: WhatsApp e Google sì, ma con limiti

È importante dirlo:
non ho rinunciato a tutto.

In Italia WhatsApp è indispensabile.
Famiglia, scuola, lavoro: non usarlo è quasi impossibile.

Sul telefono:

  • WhatsApp è installato
  • funziona normalmente
  • ma non ha accesso a tutto il sistema

Lo stesso vale per i servizi Google, che ho installato in modo controllato:

  • servono per alcune funzioni utili
  • come “Trova il mio dispositivo”
  • ma non hanno più accesso totale al telefono

Questa scelta è ancora più importante perché, col tempo,
quel Pixel probabilmente diventerà il telefono dei miei figli.

Sapere che useranno un dispositivo più sicuro e meno invadente
mi fa sentire più tranquillo.


Degooglelizzare non è scappare dal mondo, è scegliere

Non penso che tutti debbano fare questa scelta.
Non penso che Google sia “il male assoluto”.

Penso però che:

sapere che esistono alternative cambia il modo in cui guardiamo la tecnologia.

Degooglelizzare significa:

  • dipendere meno da un unico ecosistema
  • capire meglio cosa succede sui propri dispositivi
  • accettare qualche compromesso in cambio di maggiore controllo

Conclusione: meno dipendenze, più consapevolezza

GrapheneOS non rende invisibili.
Non elimina ogni rischio.

Ma mi ha fatto sentire:

  • meno passivo
  • meno ospite
  • più responsabile delle mie scelte digitali

In un mondo sempre più instabile,
ridurre le dipendenze tecnologiche è già una forma di sicurezza.

A volte non serve cambiare telefono.
Basta togliere quello che lo rallenta.



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