Indelebile '94: La notte in cui il Rap Italiano "uccise" uno dei suoi padri
Next One vs Lou X: cronaca dello scontro che cambiò per sempre la scena.
C'è un video su YouTube, sgranato e con l'audio sporco, che vale più di mille documentari patinati. È la registrazione di Indelebile '94 a Rimini, la Woodstock dell'Hip Hop italiano.
Se andate al minuto 1:06:00, non vedrete solo una lite. Vedrete la storia che si spezza in due e cambia direzione per sempre.
I Protagonisti del Duello
Sul ring (il palco) ci sono due pesi massimi, due visioni del mondo inconciliabili.
Da una parte c'è Next One (Maurizio Cannavò).
È il "Padre". Figlio dalla cultura Zulu Nation, è un ballerino della Rock Stady crew e si puó definire davvero straordinario, un pioniere che ha portato l'Hip Hop in Italia quando qui era fantascienza. Per lui l'Hip Hop è una cultura universale, fatta di Style, di Moves, di internazionalità.
Qui è con i The Next Diffusion che rappano in inglese (o in uno slang misto) perché quella è la lingua sacra del Funk.
Dall'altra, giù dal palco, c'è l'ombra di Lou X e della sua crew.
È il "Figlio Ribelle".
Viene dall'Abruzzo, dalla Costa Nostra.
È cupo, incazzato, reale. Per lui l'Hip Hop non è (solo) stile e ballo, è un'arma per raccontare il disagio della provincia italiana. E per farlo, devi usare la lingua che capiscono tutti: l'italiano.
"Parla come mangi"
La scintilla esplode quando Next One è al microfono.
Dal pubblico partono fischi e urla.
La frase che taglia l'aria è brutale nella sua semplicità:
"In italiano! L'inglese non riesco a capire!".
Non è una richiesta, è una sentenza.
Next One reagisce con l'orgoglio del veterano.
Si ferma, gesticola, urla:
"Sono 10 anni che faccio questa vita!".
Rivendica il diritto di essere lì, di essere rispettato per aver costruito le fondamenta su cui gli altri ora camminano. Ma il pubblico, fomentato dalla nuova ondata hardcore, non vuole sentire ragioni. Vuole capire le parole.
Vuole il "messaggio", non più l'estetica americana.
Perché quello scontro fu decisivo
Quella notte a Rimini non finì solo con un "beef". Quella notte decretò la fine della "Golden Age delle origini" (quella che guardava a New York come un mito da imitare) e l'inizio del Vero Rap Italiano.
È il classico momento edipico: per diventare adulto, il rap italiano doveva "uccidere il padre". Doveva smettere di essere cool e internazionale come Next One e diventare sporco, locale e comprensibile come Lou X.
Vinse la linea di Lou X.
Da quel momento, rappare in inglese divenne un tabù, quasi un marchio di infamia. Se volevi essere vero, dovevi farti capire da Aosta a Palermo.
30 Anni Dopo
Oggi, guardando quel video, si prova un misto di ammirazione e tristezza.
Ammirazione per Lou X, che ebbe il coraggio di imporre la nostra identità culturale.
Tristezza per Next One, un gigante che si vide trattato come uno straniero in casa sua, colpevole solo di essere rimasto fedele alle radici originali.
Paradossalmente, la scena odierna piena di slang americano, outfit e pose estetiche, forse è tornata più vicina a Next One di quanto pensiamo. Ma quella notte del '94 resta lì, indelebile, a ricordarci che l'Hip Hop italiano è nato davvero solo quando ha avuto il coraggio di urlare in faccia ai suoi maestri.



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