Dai Centri Sociali al Red Carpet: L'Hip Hop italiano si è imborghesito?
Storia di un genere passato dalle jam nei parchi ai privè esclusivi. Se negli anni '90 avessi detto a un ragazzo col cappuccio felpato seduto al Muretto di Milano, o in coda per una Jam al Leoncavallo, che un giorno il Rap sarebbe stato la colonna sonora di Sanremo, ti saresti preso una risata in faccia. O peggio. Oggi, guardando le classifiche FIMI dominate da trap e urban, la domanda sorge spontanea e brutale: l'Hip Hop italiano ha venduto l'anima? Si è imborghesito? Per capirlo, dobbiamo ripercorrere una storia fatta di passione, tecnica, geografia, radio e, solo alla fine, di soldi. 1. L'Era del Cemento e il Megafono della Radio (Anni '80 - Primi '90) All'inizio non c'erano i budget, non c'erano i social. C'era solo il cemento. L'Hip Hop sbarca in Italia come una cultura aliena, trovando terreno fertile dove il disagio era reale. Erano anni di schizofrenia artistica. Da una parte il fenomeno Posse (Onda Rossa, Isola Posse All Stars, 99...

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