La tragedia di Crans-Montana: quando la negligenza diventa criminale
La cronaca recente ci ha riportato con violenza a discutere di sicurezza nei locali notturni e della gestione degli eventi. Quello che è accaduto a "Le Constellation" di Crans-Montana, durante la festa di Capodanno del 2026, non è solo un fatto di cronaca nera, ma un atto d'accusa verso un intero sistema di gestione. Una serata pensata per ragazzi giovanissimi, in villeggiatura per celebrare l'inizio del nuovo anno, si è trasformata in un incubo all’1:30 del 1° gennaio, quando un rogo ha devastato il locale causando morti e feriti.
Data la giovanissima età delle vittime e il contesto — un locale aperto al pubblico nella rigorosa Svizzera — si parla ormai apertamente di una tragedia evitabile. Analizzando i fatti con l'occhio clinico di chi, come me, ha passato anni a organizzare eventi, emergono tre criticità strutturali che trasformano la fatalità in colpa grave.
1. Il vuoto nei controlli: l'assenza di vigilanza
Il primo punto sconcertante riguarda la frequenza delle ispezioni. Emerge che il locale non subiva controlli di sicurezza da ben cinque anni. In un settore dinamico come quello dell'intrattenimento, dove layout, arredi e impianti vengono modificati spesso, un lustro di silenzio amministrativo è inaccettabile.
L'assenza di verifiche periodiche sull'agibilità e sulla conformità antincendio ha creato una zona d'ombra in cui i gestori hanno potuto operare modifiche strutturali senza alcuna supervisione. In un locale pubblico, la sicurezza non è uno stato acquisito per sempre al momento dell'apertura, ma una condizione che va certificata costantemente.
2. La trappola dei materiali: pannelli fonoassorbenti o combustibile solido?
Il secondo dubbio, forse il più atroce, riguarda la natura dei materiali utilizzati per l'insonorizzazione. La differenza tra un pannello fonoassorbente professionale (certificato in classe di reazione al fuoco ignifuga) e il poliuretano espanso economico (spesso acquistabile online a prezzi stracciati) è la differenza tra la vita e la morte.
È altamente probabile che siano stati installati pannelli non trattati, scelti per risparmiare sui costi di gestione. Questo tipo di materiale, una volta innescato, non si limita a bruciare: cola come napalm e rilascia fumi tossici (cianuro e monossido) che uccidono per asfissia prima ancora che le fiamme arrivino alle persone. Se confermato, non si tratterebbe di un semplice errore di arredamento, ma della creazione consapevole di una "camera a gas".
3. L'innesco irresponsabile: le fontanelle pirotecniche
Infine, l'uso delle cosiddette "fontanelle" luminose applicate alle bottiglie. L'idea di introdurre fiamme libere in un ambiente chiuso, affollato e con soffitti bassi (magari rivestiti del materiale infiammabile citato sopra), denota una totale mancanza di cultura della sicurezza.
Le ricerche tecniche confermano che questi dispositivi pirotecnici sviluppano temperature al cuore della scintilla che variano dai 400°C fino ai 1600°C. Avvicinare una fonte di calore di tale intensità a un soffitto rivestito di materiale plastico significa garantire una combustione immediata e violenta (il cosiddetto flashover). Chi ha autorizzato o eseguito questa pratica ha ignorato le leggi basilari della fisica e del buon senso.
Alla luce di questi fatti, l'indagine per omicidio colposo a carico dei proprietari appare non solo dovuta, ma necessaria. Non siamo di fronte a un incidente imprevedibile, ma al risultato matematico di una somma di negligenze: mancati controlli, materiali non idonei e comportamenti imprudenti.
La speranza è che la legge faccia il suo corso con il massimo rigore, per rispetto delle vittime e per ribadire che la sicurezza non è un optional su cui fare economia.




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